Caprilli PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina   

 metodo naturale caprilli

Federico Caprilli, nato a Livorno nel 1868, rivoluzionò il metodo di preparazione dei cavalli per le reclute dell'esercito italiano e per la monta in gara sul salto.

Il coraggioso e geniale ufficiale studiò a lungo i movimenti dei cavalli in libertà, ideando così il "Sistema Naturale di Equitazione".

Aveva notato che i cavalli scossi, ossia senza cavaliere, «si inarcavano naturalmente, abbassando la testa, non appena intrapresa la parabola discendente del salto». Ritenne che quel movimento dovesse essere rispettato e capì che avrebbero saltato meglio se il cavaliere, invece di dominarli buttando il peso del corpo indietro, appendendosi alle redini e quindi alla bocca dell'animale, avesse fatto il possibile per rispettarne i movimenti come fosse in libertà, accompagnandolo piegandosi in avanti, sollevati sulla sella, con le braccia distese, facendo coincidere il proprio baricentro con il baricentro del cavallo che salta.

Pre Caprilli

Post Caprilli

Questo metodo segna la fine delle costrizioni in bocca per i cavalli e introduce il rispetto dei loro movimenti naturali.
Il Capitano Caprilli purtroppo morì a soli 39 anni e .....

dei suoi geniali studi rimangono gli scritti riguardanti il metodo di insegnamento alle reclute.

Le fotografie del tempo testimoniano tutta la sua efficacia raffigurando l'ufficiale livornese durante le gare, le esercitazioni e in salti di prova "eccezionali".

Questi erano destinati a dimostrare che il suo metodo rendeva i cavalli molto più rilassati e disponibili ad assecondare il proprio cavaliere anche in passaggi di grande difficoltà.

discesa

auto

tavolo

carrozza

Fino all'estrema precisione !!

sedia

Nel 1902 nel Concorso Ippico Internazionale di Torino Caprilli arrivò a saltare 2 metri e 8 cm stabilendo il record mondiale.

Prima del suo metodo di equitazione naturale, i cavalli saltavano, in gara, non più di 110-120 cm.

Caprilli aveva compreso che per migliorare l'apprendimento del cavallo, per ridurre i tempi di addestramento e per causare minori danni psico-fisici era necessario lasciargli piena libertà di servirsi dei suoi equilibri e delle sue forze.

Scriveva Caprilli: "Libero da ogni preoccupazione il cavallo presta tutta la sua attenzione a ciò che deve fare, mentre il cavallo che è tenuto in soggezione dal cavaliere e ne soffre l'azione, cerca incessantemente l'occasione per sottrarsi, distraendosi dal lavoro che deve compiere. Il cavallo si sottomette da sé naturalmente, senza che il cavaliere cerchi di limitargli l'impiego delle forze e di tenerlo in determinate posizioni ed equilibri; quando un cavallo oppone difficoltà, è irrequieto, scappa, si pianta o si difende, per sottrarsi ad un dolore o alla paura di dolore che procura l'azione del cavaliere. Questo dolore reale o questa paura di dolore fa si che il cavallo reagisca, oppure che, pure sottomettendosi, non impieghi le sue forze nel modo naturale, compiendo così uno sforzo superfluo e dannoso".

Più volte Caprilli aveva sperimentato che di fronte a cavalli difficili, che scappavano, con la calma e la pazienza, attraverso pressioni leggerissime o a volte nulle, riducendo il dolore in bocca, togliendo il morso e mettendo il filetto, i cavalli in breve tempo cambiavano carattere e acquistavano fiducia nel cavaliere. 

Purtroppo ancora oggi di fronte a cavalli che presentano questi comportamenti la prima azione che si fa è quella di aumentare la forza dell'imboccatura!

Perché non proviamo a togliere invece che aggiungere?

precaprilli 

Scriveva Caprilli: "Le generalità dei cavalli viziosi è tale perché non si è loro saputo adattare il lavoro con la progressione dovuta e perché essi hanno provato inutili sofferenze. Dunque i cavalli così viziati, appena saranno montati in modo da evitare loro le sofferenze da parte del cavaliere, andranno presto bene...è fondamentale assecondare e favorire gli istinti e le attitudini naturali del cavallo, evitando di produrgli durante il lavoro inutili sofferenze".

Caprilli era fermamente convinto che ogni cavallo avesse i suoi tempi di apprendimento e che bisognava procedere a piccoli passi, ritenendo che l'arma principale, oltre alla calma e alla pazienza, fosse la ripetizione e solo quando il cavallo avesse appreso l'esercizio più semplice si potesse passare gradatamente a quello più complesso.

Ancora oggi, molte volte si vedono cavalieri che muovono costantemente le mani con lo scopo di far assumere una determinata posizione alla testa del cavallo, sperando di ottenere un cavallo alla mano. Si vede quella povera testa che va, inutilmente, a destra e a sinistra, solitamente con un'imboccatura molto forte e nonostante tutta questa fatica, il cavallo è pesantissimo in mano, si incappuccia, scappa, è completamente schiacciato con la schiena, ecc... Non sarebbe più utile limitare le azioni, spesso eccessive ed errate, del cavaliere e lasciare più libertà al cavallo di esprimersi?

Il metodo Caprilli progredì con i suoi allievi e fece ottenere all'Italia risultati eccezionali, dimostrando sempre più di poter ottenere la completa e consapevole collaborazione del cavallo in ogni circostanza. 

 

 Pedrelli

Il Ten. Col. Mario Pedrelli, caprilliano, monta senza redini, senza testiera e quindi senza imboccatura un purosangue.

Nel 1958 partecipò al concorso ippico di Caserta con la cavalla Ulla, completamente scapezzata, compiendo un percorso netto.

E' autore del libro "Senza redini" edito da L.L. Edizioni Equestri.

 

Se volete saperne di più sulla misteriosa ed affascinante vita del Capitano Caprilli potete leggere l'articolo pubblicato sul sito dell'Ippodromo di Livorno intitolato a lui - www.labronica.it/pdf/gabriele.pdf

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 08:31
 

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